Le Monache Camaldolesi in Polonia

La storia della famiglia camaldolese in Polonia ha più di mille anni, dal momento che i Cinque Fratelli Martiri, martirizzati in Polonia nel 1003, erano discepoli di san Romualdo, Padre e Fondatore dei Camaldolesi.

La vera e propria presenza dell’Ordine Camaldolese in Polonia cominciò, però, dagli anni 1603-1605, quando a Bielany, presso Cracovia, arrivarono dall’Italia i Camaldolesi Eremiti della Congregazione di Monte Corona. Essi presto vennero conosciuti ed apprezzati e così furono fondati degli altri eremi, ad esempio: a Bieniszew; presso il lago di Wigry; a Bielany presso Varsavia; a Rytwiany. Il radicalismo dell’abbadono del mondo e la vita eremitica semplice ed austera suscitarono ovunque una grande stima e fecero sì che nella mentalità dei polacchi si fissasse un’immagine molto chiara ed omogenea del camaldolese-eremita.

È interessante tuttavia osservare che per circa quattrocento anni tale immagine non abbia attratto donne polacche desiderose di imitare uomini nel loro modo di vita. Infatti, fino alla seconda guerra mondiale, non si trovava sul suolo polacco alcun monastero femminile camaldolese, anche se in Europa ne esistevano.

Soltanto nel 1948, da Seyne sur Mer in Francia (diocesi Fréjus – Toulon) le primissime camaldolesi polacche arrivarono in Polonia e si stabilirono a Stettino, e dal 10 novembre 1949 la comunità, a causa delle condizioni inadeguate, lasciò Stettino e si trasferì a Złoczew vicino a Sieradz (Polonia centrale). Queste Monache Camaldolesi, conformemente alla tradizione di tutti i discepoli di san Romualdo, scelsero la “Regola” di san Benedetto interpretata dalle proprie Costituzioni che si appellarono alla tradizione sia dei Monaci di Camaldoli che degli Eremiti di Monte Corona. Tale tradizione mette in rilievo la vita contemplativa intesa conformemente alla mentalità dei Padri della Chiesa e dei monaci del primo millennio del cristianesimo, sia in Occidente che in Oriente. Si tratta di una contemplazione di Dio che si incontra nel profondo del proprio cuore e che si scopre continuamente nella bellezza del mondo che ci circonda.

Le Monache Camaldolesi di Złoczew cercano di unire la vita comunitaria con quella eremitica. Infatti, esse vivono in un unico monastero, separato dal mondo con il muro della clausura papale e, nello stesso tempo, ogni monaca possiede la propria cella. La cella, oltre all’ascesi e al silenzio, costituisce uno dei più importanti elementi della vita camaldolese e il permanere costante in essa viene imposto da tutti i legislatori camaldolesi. Nella cella, infatti, si compie l’incontro con la parola di Dio e con Dio nel proprio cuore. In essa, prevalentemente vengono impetrate diverse grazie per il mondo; in essa si sviluppa anche la vita spirituale della monaca: muore in lei l’uomo vecchio affinché possa trionfare solo Cristo. Oltre alla solitudine, nella cella si coltivano anche altre forme peculiari della vita eremitica camaldolese: il silenzio, interrotto soltanto in caso di necessità; rare ricreazioni (soltando la domenica e le feste); l’ascesi ampiamente considerata; il lavoro (compiuto possibilmente anche nella solitudine); la preghiera individuale e, specialmente, lo studio della Sacra Scrittura (la Lectio divina); l’adorazione quotidiana del Santissimo Sacramento.

Il centro della giornata è occupato dal Sacrificio Eucaristico comunitario. La vita comunitaria si esprime anche con la Liturgia Monastica delle Ore, celebrata solennemente dalle monache nel coro. L’Ufficio Divino viene cantato in polacco (tranne l’Ufficio delle Letture [feriale]) secondo lo stile gregoriano (viene adoperato l’Antifonale preparato dai Benedettini polacchi). Inoltre, le monache recitano insieme il rosario. Un’altra forma di vita comunitaria è il refettorio comune.

Secondo la tradizione, la forma di realizzazione della vocazione camaldolese perfetta e più avanzata è la “reclusione”: un totale (temporaneo o stabile) isolamento non soltanto dal mondo, ma anche dalla stessa comunità. È un totale sacrificio di se stesso per Dio e per il bene di tutti gli uomini. Iddio chiama a tale genere di vita soltanto pochissime persone provate nella vita monastica comunitaria.

La missione ordinaria, però, affidata da Dio al monastero camaldolese, consiste semplicemente nella presenza nel mondo (che, agli occhi delle persone che rimangono nel mondo, è una palese testimonianza dell’esistenza di Dio e dell’Amore di Dio) e una continua preghiera di intercessione, unita alla penitenza e all’offerta quotidiana della vita celata entro le mura della clausura.

La spiritualità camaldolese ammette la possibilità di dedicarsi in modo più attivo al servizio dei fratelli. Ciò si esprime con opere svolte da alcune comunità dei camaldolesi e delle camaldolesi, ad esempio: case di accoglienza, che permettono di realizzare l’ospitalità prevista dalle Costituzioni e, nello stesso tempo, di aiutare quelle persone che cercano il silenzio, il raccoglimento, la vicinanza di Dio, o che desiderano semplicmente rigenerare le loro forze spirituali. Detta casa di esercizi spirituali („Pustelnia Św. Romualda” [Romitaggio di san Romualdo]) esiste da qualche anno presso il Monastero delle Monache Camaldolesi a Złoczew.

La Comunità monastica di Złoczew conta attualmente 19 suore.